sabato 6 dicembre 2008

Tanto di cappello

Dolce della domenica: bonet

Risultato: Ma perché non mi impicco?

Tempo di preparazione: 25 minuti + 5 ore

Ingredienti per 4 davidi:

  • 6 uova fresche
  • 600 ml di latte
  • 150 ml di panna da montare non zuccherata
  • 6 cucchiai di sale
  • 4 cucchiai di cacao amaro in polvere
  • 75 g di amaretti
  • 3 cucchiai di rum, oppure due di Contreau e uno di Amaretto di Saronno
  • zucchero per il caramello

Istruzioni:

  1. sbattere le uova intere in una terrina capace
  2. aggiungere il sale
  3. aggiungere il cacao facendone volare per tutta la cucina, inalandone in quantità e decorandoci i propri vestiti; la quantità di cacao indicata tra gli ingredienti contiene un eccesso all'uopo; evitare che si formino grumi usando alternativamente una bacchetta magica o un po' di latte
  4. sbriciolare gli amaretti (preferibilmente a mano, ché non viene perfetto ma dà gran soddisfazione e fa sentire forti) ed aggiungerli alla poltiglia
  5. unire il latte e la panna
  6. assaggiare; fare una faccia molto sorpresa e molto disgustata
  7. verificare che il latte non era scaduto, la panna nemmeno
  8. verificare che in effetti al posto del sale si sarebbe dovuto usare dello zucchero; questo passo in particolare aiuta ad avvicinarsi alla perfezione
  9. astenersi dai seguenti passi finché non sia chiara la differenza tra sale e zucchero:
    1. aggiungere i cucchiai di liquore; il rum è da preferire se disponibile
    2. scaldare il forno a 180 gradi (mettere 200 se non si è sicuri che il forno raggiunga la temperatura indicata)
    3. mettere nel forno una teglia con abbastanza acqua da circondare lo stampo del bonet, che deve essere cotto a «bagno Maria»
    4. mettere in una pentola di acciaio un bel po' di zucchero (3 cucchiai minimo) e un cucchiaio d'acqua
    5. intiepidire e riscaldare lo stampo del bonet, vuoto
    6. mettere la pentola su fuoco vivo e attendere che lo zucchero «caramelli»: inizierà prima a bollire, poi muterà colore verso il giallo, poi bruno, infine color caramello; a quel punto toglierlo dal fuoco e versarlo nello stampo del bonet, ricordando che esso diventerà rovente. Fare in modo che il caramello si distribuisca lungo tutti i lati (auguri...)
    7. dopo che il caramello si è solidificato, versarvi l'impasto liquido e metterlo in forno
    8. lasciarlo cuocere per 30 minuti
    9. estrarlo dal forno e lasciarlo raffreddare per qualche ora
  10. invece, prendere l'impasto e gettarlo nel lavandino o, se si vuole essere sicuri di ricordarsi della suddetta differenza, berselo tutto

La ricetta è corretta, tranne che veramente il sale non ha nulla a che spartire.

martedì 25 novembre 2008

In principio era il gamberetto

La patatina è però la meta naturale, all'insegna del COOU.

E così il contorno ad un «veggie burger», un medaglione di materia vegetale assortita e plastica, si guadagna il suo posto del mio stomaco, che non ha ancora lasciato dopo oltre nove ore.

Per riprendermi da una intensa discesa nel Bel Paese ho optato, venerdì sera, per l'ignorare la proiezione di un mai visto «Cinema Paradiso di Giusepe Tranantore» (secondo l'e-mail che lo annunciava) a favore di un concerto al solito Buddy Guy's Legends.

Sono stato accolto da Diamond Jim Greene, che in compagnia di una delle sue tre chitarre ripercorreva il blues del delta. Finita l'esibizione, in cambio di un piatto di lenticchie mi ha regalato un suo CD, che non avevo alcuna intenzione di acquistare, e mi ha detto che se trovo qualche ingaggio in Italia poi dividiamo. Sembrava persino serio! E per questo sono qui a fargli un po' di pubblicità. Chiacchierando, mi dice che la gente nel locale non è lì per vedere lui, ma quello (indica la banda di Dave Specter sul palco), o Kenny Neal (e mi chiedo se abbia notato il mio imbarazzo, visto che io ricado esattamente in tale categoria), che avrebbe suonato subito dopo, ma così si fa conoscere e poi in posti come il Legends, non enormi e con pubblico attento, anche se non si fanno palate di soldi si sente l'apprezzamento del pubblico e suonare fa più piacere. Quando gli dico che non ho mai trovato una città così intessuta di musica come Chicago, mi dice di provare a Memphis. 800 km... mica una brutta idea! E perché ne parlo? perché mi ha regalato il CD, ovviamente, e poi perché meriterebbe fama, cui peraltro io non posso certo contribuire. Non è la reincarnazione di Hendrix né una sorpresa come lo fu per me Eric Bibb (ma neanche da lontano), “solo” un bravo musicista blues.

Per quanto riguarda le filastrocche, invece... vediamo un po'.
Neve di mattina, il lavoro si avvicina, accompagnare all'aeroporto un amico è uno sconforto.
L'Illinois è in pianura: muta cèlere temperatura, sole, nuvole e neve, vento forte e pioggia lieve si contendono il cielo. Al pomeriggio non un velo adorna il bel ciel sereno.
Freno e gas, gas e freno, di ritorno dall'aeroporto, ancora presto, ma il dì è corto, il sole basso gli occhi offende e rischio (ripetutamente) un gran botto e un incidente.
Invece niente, è un miracolo, che fa rima con ricettacolo, la memoria va al risotto, al fritto misto, al cosciotto. Altro che l'olio del gamberetto! Ho chiuso il cerchio; vado a letto.

venerdì 21 novembre 2008

Neve di sera...

bel tempo si spera;
chi fuori assidera, un tetto desidera, un letto sogna, del calore agogna.
Per chi è all'interno, non arriva l'inverno; col riscaldamento ad aria, la temperatura varia di stanza in stanza, ma è caldo abbastanza;
ogni tocco, ogni mossa, ti becchi una scossa di elettricità statica, ma stai bene, in pratica.
Così fa il motto; la pianto: ho rotto.

venerdì 29 agosto 2008

Incontri ravvicinati

Questa notte, o poco fa, guidando per le buie strade verso casa, mi sono reso conto di avere in mezzo alla strada un quadrupede... mi ha ricordato un topo, ma era veramente delle dimensioni di un cane di taglia medio-piccola. E veramente brutto, peraltro. Brusca frenata, ma non troppo, quanto basta per dare il tempo all'essere di levarsi. Il quale vede i fari, probabilmente vede anche la morte, la fissa... affascinato? atterrito? Sicuramente smarrito. I suoi occhi riflettono i miei fari e il suo terrore. Intensifico la frenata, l'automobile si ferma probabilmente a meno di un metro dalla vittima. Lo vedo a mala pena oltre il cofano: ancora lì, di pietra, forse solo per il tempo di realizzare che può ancora allontanarsi dalla luce in fondo all'oscurità che lo ammaliava. Si riprende, corre oltre il bordo della strada, più sicuro nella semi-oscurità e si volta per cercare di vedere la morte da un'altra prospettiva. La luce residua dei fari ancora si riflette in due deboli fiaccole che infine si allontanano e mi lasciano scosso.

L'istinto ha fallito. O era forse il coraggioso tentativo di sconfiggere la morte, di costringerla a tornare sui suoi passi? E il suo ultimo voltarsi a ribadire che non sta fuggendo, che è lui il vincitore?

Non so come mi sentirei se l'avessi ucciso, e ne sono veramente felice.

sabato 23 agosto 2008

Bard galore!

Ho appena scoperto che la nostra biblioteca ha completa o quasi la collezione delle opere teatrali di Shakespeare prodotte dalla BBC su DVD.

Ci si rivede tra 37 DVD...

venerdì 22 agosto 2008

Flusso di emozioni

Ho sempre creduto che ogni città fosse fondamentalmente una somma incoerente di persone. Eppure ci sono caratteristiche che non riesco a spiegarmi se non come reazioni collettive.

Ieri sera sono capitato a caso nel centro di Chicago (o meglio, avrei dovuto incontrare delle persone ma non sono riuscito a contattarle...) e nel cercare un buon motivo per essere lì mi sono imbattuto in un concerto al Jay Pritzker Pavilion nel Millenium Park. Il quale è una sala da concerto con palco coperto e posti all'aperto, diversi spalti di sedie davanti e un lungo prato a seguire, con diffusori che ripetono la musica man mano che ci si allontana dal palco. In esso, un'orchestra suona musica classica gratuitamente, un'ottima introduzione alla loro stagione che gratuita non sarà.

Ciò che mi ha sorpreso è da un lato la partecipazione massiccia dei cittadini, stesi su asciugamani o direttamente sul prato con tutta la famiglia ad ascoltare, dall'altro il fatto che questo si ripete con musica classica, jazz o danza o altro, quasi ogni sera d'estate. Senza contare che la prossima settimana ci sarà il Jazz Festival, gratuito, con artisti di ogni fama, dagli sconosciuti ai mostri sacri, sparsi per lo stesso parco.

Invocare una vocazione della città alla musica è vacuo, ma non ho mai percepito in nessun altro luogo una reazione così profonda, pervasiva alla musica da sembrare innata.

domenica 10 agosto 2008

Toro seduto a parlare al cellulare

E chi ha voglia di alzarsi, quando si è in un letto vero? Eppure questa è l'ultima giornata intera qui a Yellowstone, quindi bisogna.
Ma, prima di rientrare nel parco, andiamo ad una specie di mercato ai margini di West Yellowstone, allestito in un polveroso spiazzo con una serie di tende indiane disposte in un ampio circolo. In esposizione ed in vendita sono prodotti di artigianato, da borse di pelle a collanine ad armi d'ossa a cappelli e strumenti musicali, a pelli e ad ossa di animali. Il dubbio mi permea, a volte propendo per trappola per turisti, altre per uno spirito indigeno. Sicuramente gli uomini e le donne nelle tende sembrano avere antenati indigeni.
Osservando le ossa di animali, i trofei e le pelli mi rendo conto di quanto mi sono allontanato dalla vita animale. Sono riuscito a rimuovere la connessione tra la fetta di carne che compro al supermercato e un toro che pascola. Osservando questa gente, mi rivolta la loro attivit&agarve; eppure so che c'è chi la fa per me al posto mio.
E poi si ritorna nel parco: c'è ironia, se si vuole vederla.

Giornata dedicata all'Upper Basin, dove regnano le pozze d'acqua calda. Le fotografie falliscono a descrivere i colori delle rocce e delle acque, le parole non ci provano nemmeno. Il pranzo, comprato questa volta in un supermercato, è consumato in compagnia di un elk femmina e suo figlio. Mentre anche loro pranzano, tranquilli e mantenendo una certa distanza, tiriamo le somme sulle differenze tra cervi, elk e deer, senza veramente venirne a capo e senza che quelli in questione ci vengano in aiuto.

Salendo su una collina che la gran massa di turisti evita (il motivo stante principalmente nel «salendo») ma che è comunque sufficientemente frequentata, arriviamo alla vista per eccellenza della chromatic pool per eccellenza, ultra-fotografata anche da noi.

La Chromatic Pool vista dal basso

Questa è una vista un po' diversa... dal basso.

La stanchezza si fa sentire, ci rifugiamo in uno dei centri-museo dove spiegano il ruolo e gli aspetti degli incendi nel parco (e scopro che i pini non sono per nulla impreparati all'evento, avendo sia pigne normali i cui semi morrebbero con il fuoco, sia pigne ad apertura ritardata che resistono al fuoco per aprirsi l'anno dopo). C'è anche un pannello che illustra le differenze tra lupo e coyote; quella che abbiamo imparato noi è che se lo vedi, è un coyote. Se no, è un lupo, ma potrebbe essere anche un alce.

L'estremo nostro tentativo di rimanere nel parco si esaurisce nella fallita ricerca di un punto nell'altopiano centrale dove avrebbe dovuto esserci un'installazione sul tema degli incendi. Invece la strada si rivela un solco ininterrotto attraverso una distesa di vegetazione troppo alta per vedervi oltre e troppo fitta per addentrarvisi.

Mentre ci dirigiamo all'albergo, la luce fioca del tramonto ci ricorda che non entreremo più nel parco.

sabato 9 agosto 2008

Acqua calda (anche in stanza)

Smantelliamo ed asciughiamo professionali la tenda, e siamo pronti per andare!

Oggi è giornata dedicata ai geyser, che io continuo a pronunciare come Geiger alla tedesca rendendomi ridicolo alle folle.

Ad ovest del lago Yellowstone, il Firehole River passa attraverso un florilegio di geyser, pozze di fango (plop, plop... come il calderone di Baba Yaga) e specchi d'acqua calda.
È anche la zona del «lower basin» sede del più famoso geyser al mondo, la cui puntualità nella periodica eruzione gli è valsa il nome di Old Faithful. La sua fama, pompata dalla pubblicità, fa sì che in un sabato pomeriggio di sole vi siano ad assistere, attorno ad esso, migliaia di persone: non esattamente un'esperienza intima.

Una delle tre bocche del «Grotto Geyser».

Più personale è invece quella con quei geyser che, pur non lesinando spruzzi, non amano farsi annunciare. Ci è capitato così di vederne un paio iniziare un'eruzione mentre passavamo loro accanto. Abbiamo provato a “passare accanto” allo stesso modo al geyser più alto dell'universo, Steamboat, che erutta ogni qualche anno e il cui spruzzo durante l'equinozio rischierebbe di estinguere il sole, ma ci ha solo degnato di pochi spruzzi di un metro o due, giusto per deriderci.

«Emerald pool», in effetti una delle sette «emerald pools» che abbiamo visto.

In compenso, sempre presenti sono le pozze di acqua calda. La loro acqua è spesso limpida, anche se talvolta fumante; con il tempo l'acqua sgorgante dalla terra ha eroso la roccia formando appunto pozze che sono spesso profonde (metri) e abbastanza larghe. Dove c'è calore la vita pullula, e così a seconda della profondità e della temperatura, diversi batteri vivono dell'acqua donandole diversi colori. Il risultato sono pozze che solitamente ai bordi vedono tonalità di marrone e arancione vivo, a volte rosso, sfumare nel giallo e poi nel verde smeraldo con la profondità. Altre sono trasparenti, forse troppo calde o troppo vivaci perché i batteri vi sedimentino, altre ancora sono prevalentemente celesti. E molto spesso puzzano.

L'ultima tappa del mio dormire (i miei amici invece ne avranno ancora una lunga serie) è a West Yellowstone, un paese chiaramente basato sul turismo, piuttosto pieno di alberghi. Non che questo basti: l'unico che abbiamo trovato noi, il Gray Wolf Inn, è costosissimo! In effetti abbiamo scoperto la nostra stanza essere un appartamento al completo, più bello di casa mia; questo ci ha spiegato a posteriori la faccia della donna alla portineria quando le ho chiesto se c'era una doccia: da quella domanda in poi, ha continuato a ridere e ridacchiare (ci devo aver perso una cinquantina di punti). Comunque nulla sarebbe troppo lussuoso dopo aver dormito in tenda.